The waiting box
È un caso che l’inizio del lockdown coincida con l’inizio dell’attesa della nascita di mio figlio?
La condizione umana spesso è anche questo, un sovrapporsi di eventi cosmici, rivoluzionari e silenziosi che interagiscono tra loro in maniera speculare, invitandoci ad osservare come tutto si muova in sorprendenti analogie, tenendoci in quel limbo onirico di spettatori.
Ed è cosi che ho voluto approfondire tutte le suggestioni, i parallelismi e gli spunti di questi eventi, il tempo si è distorto fino a perdere i propri ritmi, gli spazi assumono ulteriori significati ed i percorsi si affiancano fino a viaggiare nella stessa direzione.
Nelle stanze di vita quotidiana osservo le suggestioni di una gravidanza che si riflette sugli oggetti, le luci, le ombre dei consueti spazi, rendendomi spettatore di vita in questa bolla amniotica che è diventata la nostra casa.
La necessità di proteggerci dal Covid-19 ci rende l’accezione di una diversa forma di tempo scoprendo le nostre case diverse, vive, parlanti, e dove i gesti acquisiscono significati più ampi di quanto una normale quotidianità ce li restituisca, vivendo il nostro tempo in spazi quasi fossero tane.
L’alternarsi delle stagioni in pandemia ci restituisce a tratti la natura, facendola scoprire anch’essa tenue, materna con i suoi frutti, protettiva, con le sue luci
calde di tardi pomeriggi primaverili e le sue stelle che si allineano in un blu che diventa narrazione fatta di iconografie familiari.
Ma la natura, nella sua neutralità è anche capace di acuire ansie personali e percorsi di necessaria attenzione: Il mio abbandono della casa paterna, gli ultimi preparativi al parto, la nascita e l’incubatrice, l’immaginario di padre protettivo…
Osservo cosi che la gravidanza è un linguaggio umano universale, siamo tutti dei feti dentro qualche grembo, che esso sia un involucro amniotico o i nostri nidi in tempo di lockdown, pronti ciclicamente ed inevitabilmente a nascere.




















