Asinara Grey
In carcere, nei bunker del 41 bis, non si vedono le stelle.
Nell’isola dell’Asinara la dialettica della prevaricazione è un eterno antagonismo sfociato in una moltitudine di forme: l’uomo sulla natura, con la sua mano a porre insediamenti capaci per anni di sopravvivere alla prorompenza dei mari e dei venti; la natura sull’uomo, dove una volta abbandonati tutti gli insediamenti essa reclama i suoi spazi con arbusti, alberi, il vento che erode la terracotta dei mattoni, la fauna oggi padrona del territorio.
Ma c’è anche una prevaricazione dell’uomo su se stesso in questo grande ex carcere oramai in disuso.
Nei muri si può trovare vita e storia, l’eco di mille solitudini recluse in celle minimali e disposizioni assonanti, spazi ed elementi austeri che oggi sono assorbiti dal paesaggio a creare una insolita armonia visiva.
Ogni uomo una nota, ogni mattone un racconto diverso, ogni foro è grondante di dolore da espiare, la storia italiana è passata anche da qui.
Eppure li il tempo sembra ricordarci che c’è un equilibrio nella natura, gli asini padroni assoluti ne colmano gli spazi con ignara consapevolezza.
Per quanto paradisiaca possa essere questa isola oggi l’uomo è solo di passaggio in questa dialettica della prevaricazione.

















